Adattamento creativo
Pensiamo, spieghiamo e proponiamo spesso una forma di adattamento (psicologico
e sociale) come fosse un dovere schematico, uguale per tutti, per la salute
dell’individuo e della società.
Nella pratica della Terapia della Gestalt, invece, si accompagna la persona “a scoprire e sviluppare il proprio margine di libertà, il proprio personale stile di vita nella sua specificità e originalità”.
Una volta un dromedario,
incontrando un cammello,
gli disse: – Ti compiango,
carissimo fratello;
saresti un dromedario
magnifico anche tu
se solo non avessi quella brutta gobba in più.
Il cammello gli rispose:
– Mi hai rubato la parola.
E’ una sfortuna per te
avere una gobba sola.
Ti manca poco ad essere
un cammello perfetto:
con te la natura
ha sbagliato per difetto.
La bizzarra querela
durò tutto una mattina.
In un canto ad ascoltare
stava un vecchio beduino
e tra sé, intanto, pensava:
“Poveretti tutti e due,
ognun trova belle
soltanto le gobbe sue.
Così spesso ragiona
al mondo tanta gente
che trova sbagliato
ciò che è solo differente!”
Il termine adattamento, nella Terapia della Gestalt, è sostituito con adattamento creativo, una forma di interazione con l’ambiente unica
e irripetibile per ogni individuo, in cui si riconosce e si “valorizza il
diritto alla diversità”, e a vedere il vero adattamento anche nella capacità di
inventare nuove norme piuttosto che solo adeguarsi a quelle esistenti. La storia di ogni individuo è una storia
fatta di ostacoli, complessità e bellezza, un percorso.
L’incontro terapeutico è vissuto come un riconoscersi di storie
uniche, estranee ad ogni teorizzazione, secondo l’ottica esistenzialista e un
approccio olistico all’individuo, che si intrecciano creando un nuovo tutto,
che è sempre parte di un altro tutto, in uno scambio intersoggettivo, piuttosto
che in un incontro asimmetrico, dove uno pretende di sapere più dell’altro,
come due compagni di un viaggio, piuttosto che un medico e un paziente.
Si lavora insieme creativamente “per favorire un contatto autentico con gli altri e con se stessi cioè
un adattamento creativo all’ambiente unitamente ad una presa di coscienza dei
meccanismi interiori”. La Terapia
della Gestalt si pone in questo modo come una scienza della complessità,
olistica, che si allontana dal paradigma cartesiano – newtoniano, riconoscendo
l’importanza di un processo conoscitivo che comincia dalla sintesi anziché
dall’analisi, mettendo in discussione le leggi della causalità e concentrandosi
sul qui ed ora, sull’adesso e il come, invece che sul perché: non
“cercare il perché dei disturbi nel passato (prospettiva causalistica)”, ma
interrogati “sul fatto che vengono conservati, sul per ché, sui benefici
secondari apportati o alimentati dalla malattia.”
“Tutto è quello che è, non un'altra cosa”
inclusi noi stessi.
“Nel calore del contatto creativo
l'individuo dice: E' questo e non è quello”
Questo calore permette di crescere, assimilare e trasformare, come in
un'opera alchemica, è la conseguenza di un contatto creativo che unifica e crea
identità, nell'interazione organismo/ambiente: restaurazione, procreazione,
memoria, imitazione, abitudine, identificazione sono tutti il risultato di un
adattamento creativo, del lavoro creativo del sé.
Com'è il calore di un contatto
creativo?
Nasce probabilmente da quella prontezza che permette di avvicinarsi
all'altro, all'ambiente, con spontaneità, con quello che c'è ora, in cui si
vede, si tocca, si sente cosa c’è ora, in questo momento.
Le radici dell’adattamento creativo si trovano nei fondamenti che
la Gestalt condivide con l’Esistenzialismo filosofico, quali:
- “la singolarità dell’esperienza umana, mai completamente assimilabile a modelli generalizzati di riferimento”;
- il primato del vissuto concreto;
- la responsabilità e possibilità di scelta individuale nello svolgersi della propria vita
Accettare quello che siamo e il perseguimento di quello che
possiamo essere implica un’inevitabile tensione verso il cambiamento, non come nell’ottica
comportamentista che lo vuole indurre secondo un suo schema e sistema di
valori, ma come un’autoaccettazione paradossale con la quale ci si autorizza ad
essere quello che si è, svincolandosi dall’incantesimo di non poter essere
altro che quello che gli altri pretendono che noi siamo.
Libri:

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